L’ “Atlas of Performing Culture” è un viaggio illustrato attraverso cinque continenti—Asia, Africa, Europa, Oceania e Americhe — che coinvolge lo studio di luoghi ed eventi legati alla performance, una modalità artistica dinamica e irripetibile capace di unire il pubblico — che diventa protagonista — agli artisti e alle opere d’arte, all’architettura e alla natura.
Il volume è organizzato attorno a cinque sezioni tematiche legate agli spazi fisici, ai luoghi e alle tipologie di eventi. L’esperienza unica dell’arte performatica può coinvolgere un museo su un’isola in Giappone, il Carnevale di Rio, un debutto teatrale a Bruxelles, una festa rave nella campagna britannica e un centro culturale ospitato in un’ex camera mortuaria alla periferia di Parigi. Accanto a teatri, sale da concerto e festival, troviamo anche musei, parchi di sculture e centri culturali ibridi che sfuggono a qualsiasi tentativo di catalogazione.
Rompendo le frontiere tradizionali tra arte performativa, arte visiva e arti performative, l'”Atlas of Performing Culture” porta il lettore—sia esso specialista, praticante, accademico o semplicemente appassionato d’arte—in un viaggio attraverso alcuni dei principali siti culturali ed esperienze performative del mondo. Ogni sezione offre una panoramica specifica sulle principali organizzazioni culturali, così come una selezione di simili istituzioni internazionali.
Non stiamo parlando di un atlante delle arti performative, ma dell'”Atlas of Performing Culture”—sottolinea Cristiano Leone—di quella cultura che crea un legame indissolubile, sebbene a volte effimero, tra il pubblico, gli artisti, le architetture create dall’uomo e le forme della natura.
Infatti, questo testo mira a oltrepassare la frontiera delle arti e a concentrarsi sulla meraviglia che si verifica quando la cultura federata, include e crea nuove comunità, destinate a perdurare ben oltre la durata di un singolo evento. Questo è evidente dalla struttura del volume stesso: sulla copertina troviamo una foto di Bert Stein dell’opera di Robert Wilson La vita e i tempi di Sigmund Freud, pubblicata su Vogue nell’agosto del 1970. La scelta di questa immagine, che rimanda alla complessità creativa del regista e artista americano, indica che l’universo della cultura performativa abbraccia il teatro, la performance, la poesia, la psicoanalisi, la musica, la danza, la moda e molti altri aspetti.
Vi sono rappresentate donne e uomini di diverse etnie e atteggiamenti; alcuni riflettono, altri giocano, altri ancora disperano, su una spiaggia dove gli umani conversano con la natura e lasciano tracce nello spirito del mondo.
Il colore blu Klein, l’immagine tonica e i riferimenti circostanti richiamano l’universo di Yves Klein, il suo lavoro sul corpo, la dematerializzazione dell’arte e la sua dimensione spirituale.
Il titolo, come uno specchio mutevole, ci ricorda che non è mai lo stesso: dipende invece dall’osservatore e dalle condizioni spaziali e temporali in cui si trova.
Per essere un artista della performance, devi odiare il teatro. Il teatro è un impostore; è una scatola nera, paghi un biglietto e siedi al buio per guardare qualcuno vivere la vita di qualcun altro.
Il coltello non è reale, il sangue non è reale, e le emozioni non sono reali.
La performance è l’opposto: il coltello è reale, il sangue è reale e le emozioni sono vere. È un concetto molto diverso. Riguarda la realtà reale.Marina Abramovic, nell’introduzione all’Atlante
È sempre più importante comprendere che la capacità di esibirsi nell’arte è diventata centrale nella nostra vita quotidiana; il modo in cui le nuove generazioni si relazionano spiega come il ‘contatto umano’ sia sempre più filtrato attraverso una incessante ricerca di esibirsi, mostrare e condividere ogni aspetto della propria vita attraverso un filtro digitale. Le piattaforme di social media, in particolare TikTok, hanno accelerato questo processo: sono diventate il filtro ideale per esternare una continua capacità performativa, che non è più solo una necessità ma un approccio relazionale acquisito. Questo è un modo di comunicazione che è diventato l’aspetto più determinante e onnicomprensivo dei rituali sociali.
Dalle conclusioni dell’Atlante