In collaborazione con
Il Corso di Alta Formazione Teatrale di Teatro Due
Casa degli Artisti
APE Parma Museo
Lessico Animale. Prologo presenta un’opera singolare che unisce in un’unica visione performance, musica, fotografia, video, installazione, teatro, scultura e pittura. È il frutto del processo creativo dell’artista, che per l’occasione ha collaborato con diciannove attori, allievi del Corso di Alta Formazione della Casa degli Artisti del Teatro Due di Parma.
In “Lessico Animale”, Yuval Avital conduce gli allievi della Casa degli Artisti attraverso un complesso processo di trasformazione. Da attori, diventano performer, poi animali e infine, in modo nuovo, di nuovo esseri umani. Nel teatro del mondo, inteso etimologicamente come spazio che si apre alla vista, sia per guardare che per essere guardati, i performer entrano in relazione con se stessi e con gli altri. Attraversano stati di poeticità, riflessività, alterità e, infine, reciprocità, attraverso i quali ogni essere vivente articola il proprio pensiero in linguaggio. Lo spettacolo dura sei giorni, rispecchiando la genesi narrata da innumerevoli culture. Dopo un riscaldamento collettivo, gli attori entrano in un’installazione che ricorda il “cerchio di luce”, simile a tribù nomadi riunite intorno a un fuoco. All’interno del cerchio si trova il visibile: corpi, suoni e danze. Al di fuori di esso, l’invisibile: la notte primordiale sconosciuta e indistinta.
Il cerchio di Avital è fatto di terra: l’humus da cui l’umanità ha origine e a cui è inesorabilmente destinata. Intorno a questo spazio sacro sono disposte diciannove statuette di argilla, lunghi rami potati, ossa come memento mori e una serie di specchi, che servono sia come vanitas sia come strumenti per la consapevolezza corporea. Su un tavolo si trovano acqua, argilla, pigmenti e cenere con cui l’artista dipingerà i corpi degli artisti. Infine, ci sono anche le maschere che, una volta indossate, segneranno la trasformazione in animali. Si inizia con una serie di esercizi attraverso i quali i performer esplorano gli archetipi primordiali che uniscono e separano uomini e animali: tra i tanti, “la madre”, “il padre”, “il segreto”, “l’animale guida”. Bendati, si esplorano a vicenda toccandosi, annusandosi, leccandosi; traspongono i loro volti nelle mani, le loro bocche si moltiplicano, disposti a coppie formano un cuore che pulsa in una sistole e diastole suggerite dai corpi uniti.
Gli esercizi si preparano poi alle scene: gli interpreti, dipinti da Avital, diventano stambecchi, gatti, corvi, cinghiali, leoni, conigli, pecore, lupi, asini. Attraverso di loro, il simbolo raggiunge l’essenza della giovinezza, del lutto, della forza protettiva o della violenza gregaria, della cura e dell’attacco, della fragilità. A volte, il dinamico drammaturgo interviene nel processo gestuale dell’artista e fa entrare la parola: come riferimento, riparo, strumento fin troppo umano. L’intero processo è filmato e fotografato dall’artista, che realizza anche calchi dei corpi dei performer: come rovine del caos, tracce dell’originaria apertura all’essere. O come rovine del nostro tempo che chi sopravvive potrà, forse, riscoprire un giorno.
Il “Lessico Animale” di Yuval Avital, che esplora la natura attivo-dinamica dell’universo, trascende l’illusoria opposizione tra umanità e animalità, presentata fin dal titolo come un paradosso. La categoria di “lessico”, in quanto formulazione propriamente umana, dovrebbe infatti escludere – o dominare – quella di “animalità”. La soluzione all’apparente contraddizione si trova proprio nella tradizione medievale dei bestiari, dove si radica l’immenso progetto del Bestiario della Terra. Nel Medioevo, l’animale è un segno con cui comprendere la liber naturae.
Yuval Avital scava negli archetipi ancestrali in un rito che colloca la contemporaneità a un livello sia pre- che post-umano. Infatti, unisce due tipi di iniziazione, quella artistica – della τέχνη – e quella mistica – del μυστικός. In questa prospettiva, umano e animale dialogano, senza mai escludersi a vicenda. Il risultato è un’opera manifesto del limen, quella zona di confine tra performance art e teatro, tra il visivo e il performativo. Come una tragedia, “Lessico Animale” si svolge in un prologo e in una serie di atti. Il prologo documenta la trasformazione, attraverso fotografie, video, interviste, ecc. Come ogni lessico, è destinato a ulteriori trasformazioni, a seconda di come si estende nello spazio e nel tempo. Il linguaggio di Yuval Avital, secondo la celebre formula di Roland Barthes, “è una pelle”, manifestazione esteriore di una profondità atavica alla quale aderisce, dipende, si nutre e per la quale è anche corteccia, protezione ed epifania.