Sonno Giapponese

“Sonno Giapponese” è l’unica raccolta di racconti di Gabriele Galloni.

Si tratta di quarantuno brevissimi scritti, sul modello delle “Finzioni” di Borges, in cui l’autore viaggia attraverso altri mondi, dalla superficie lunare ai campi d’argento di Saturno, passando per un Messico immaginario fino alle coste laziali. Alcuni sono di natura psicanalitica e mitologica, come il racconto delle disavventure di due ragazzi affetti da progeria. È una storia d’amore in cui, però, lui è convinto che lei sia un’allucinazione prodotta dalla sua solitudine, e grande sarà la sua delusione nel riconoscerla reale come se stesso.

Il ragazzo, che in un’altra vita era stato un verso del poeta Lafourgue e in un’altra Alyona Ivanovna di Delitto e Castigo, è convinto che la ragazza sia un’allucinazione prodotta dalla sua condizione di esule, dalla solitudine.

I racconti, tutti senza titolo, potrebbero essere considerati visioni, prose liriche, frammenti di altrove, di un luogo lontano che spaventa i più, eppure Gabriele ne sembra irrimediabilmente attratto.

Il titolo “Sonno Giapponese” è ispirato a uno dei racconti: la storia di un uomo che offre ai suoi ospiti diverse varietà di sonno; tra queste, appunto, il sonno giapponese: snob e austero. La vita, la morte, il sogno, l’inconscio, l’orrore, l’amore, l’incesto, gli angeli, Dio e molto altro. Un viaggio in luoghi dove fantasia e realtà diventano un tutt’uno, allucinato ma, paradossalmente, molto sereno, con la lucida consapevolezza della follia di separare la verità dagli universi dell’immaginazione e del pensiero. La morte è sempre presente nei testi di Gabriele Galloni, un tema tabù che aveva già affrontato con la raccolta di poesie “In quale luce cadranno”.

In questi racconti, più che l’evento del morire, si intravedono luoghi che potrebbero rappresentare un aldilà; la morte in sé è un evento irrilevante, è ciò che la precede o la segue la più grande avventura umana. Galloni racconta il confine, la soglia senza timore o reverenza, ma con una forte attrazione; porta con sé il lettore che, quando inizia a leggere i racconti, può sicuramente rimanere sconvolto. Tuttavia, con il proseguire della lettura, questa attrazione verso qualcosa di cui si teme di parlare si trasferisce dallo scrittore al lettore, che vive così in prima persona i luoghi di “Sonno Giapponese”.

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